Kendo a scuola

Tra le molte (troppe) attività che svolgo c’è il praticare kendo, arte marziale giapponese volgarmente riconducibile alla scherma occidentale (con le dovute differenze).

Pratico questa cosa pazzesca (nel senso che o si è completamente pazzi o difficilmente si indossa uno scolapasta e  ci si picchia con un bastone) da qualche annetto, sono secondo dan e, oltre ad allenarmi io, lo insegno in una scuola elementare della zona Torino Nord.

kendo-bambini
fonte:  www.kendonellemarche.worpress.com

La Classe

La classe che aderisce al progetto è composta da circa venti bambini, sono in quarta elementare e li conosco dalla seconda. Abbiamo scelto noi di non cominciare dalla prima perché il kendo, a differenza di altre arti marziali, necessita di un grado di sviluppo maggiore, anche se questa resta soltanto una mera opinione personale, basata su anni e anni di esperienza di insegnamento (non mia, ma del mio maestro e di chi come lui pratica da oltre vent’anni). Molti scolari provengono da famiglie straniere, la stragrande maggioranza è nata in Italia, ed ogni anno abbiamo sempre un nuovo arrivo o qualcuno che cambia scuola. Può capitare (ed è capitato) che il nuovo arrivo parli pochissimo la nostra lingua,  sopratutto i primi tempi è fondamentale ( anche se dovrebbe essere regola per tutte le lezioni con i bambini) limitate al minimo le spiegazioni a voce e usare al meglio il nostro corpo per mostrare l’esercizio, lasciando anche spazio agli altri bambini per aiutare il compagno con gli esercizi più difficili.

kendo_by_harukaju
fonte: DeviantArt

La Lezione

Ho 60 minuti a mia disposizione, una palestra, degli shinai misura bambino e i materiali che si trovano in ogni scuola per l’educazione fisica ( leggi come: praticamente nulla).

I bambini praticano  a piedi nudi o, sopratutto in inverno, con le calze antiscivolo. Le lezioni si tengono a scuola, non in un dojo, quindi indossano i vestiti di tutti i giorni ( tuta o jeans)…alcuni insegnanti di kendo sostengono che il kimono, più precisamente la gonna-pantalone (hakama), sia propedeutica per il movimento dei piedi, ma per avere una risposta certezza dovremmo chiedere ai grandi maestri giapponesi.

La lezione inizia sempre con il saluto, con i bambini che fanno un cerchio e si inchinano al comando “rei”; dopo che è stato dato il comando per alzarsi inizia il riscaldamento: invece di esercizi sterili e tagliati per gli adulti, normalmente propongo un gioco di movimento (coda del diavolo, fulmine, etc.) per far sì che i bambini si divertano, si possano muovere liberamente dopo ore seduti e, attraverso il gioco, hanno la possibilità di migliorare le loro capacità di movimento e coordinazione oltre a capire come appropriarsi meglio dello spazio.

Trasformare un’attività sportiva in un gioco non è uno scherzo, occorre innanzitutto una conoscenza approfondita dell’argomento sportivo oltre a una buona conoscenza di giochi a cui ricollegarsi. Nel mio caso specifico tendo ad alternare sempre tra un esercizio tecnico e una sua variante più “giocosa”, per mantenere viva l’attenzione dei bambini.

Il mio modo di tenere lezione è il risultato dei miei studi, sia come kendoka sia come ludotecaria ed educatrice, ed è per questo motivo molto personale. Non lo ritengo un modello assoluto per l’insegnamento delle arti marziali ai bambini, ma per noi funziona piuttosto bene. Vi lascio con una scaletta di una lezione tipica per bambini di quarta elementare, alcune cose sono decisamente tecniche del kendo ma facilmente modificabili per ogni altra disciplina sportiva.

  1. Saluto ( in cerchio)
  2. Gioco di movimento ( riscaldamento  – 5 minuti circa)
  3. Distribuzione shinai ( le spade vengono consegnate sempre dopo il riscaldamento, per evitare incidenti e per lasciare maggiore libertà di movimento)
  4. Ripasso dei movimenti di base: come si tengono i piedi, come si impugna lo shinai, etc. (5 minuti circa)
  5. Lavoro a coppie: attraverso l’apprendimento delle tecniche grandi (colpo di testa – Men, colpo ai polsi – Kote) si impara a relazionarsi con gli altri e a superare il timore di essere colpiti. (15 minuti in totale circa, suddivisi tra le diverse tecniche)
  6. Gioco propedeutico al kendo, che spesso comporta l’utilizzo di shinai o di tecniche elementari ( 10 – 15 minuti a seconda del tipo di gioco )
  7. Vasche finali ( momento di “sfogo”: scivolando con il piede destro avanti e il sinistro indietro, i bambini percorrono tutta la palestra urlando. 5 minuti circa)
  8. Riconsegna shinai e saluto finale ( in cerchio)

I tempi indicati sono puramente indicativi, mantenere il “polso” della situazione e saper improvvisare sul momento è fondamentale per qualunque insegnate, sia che lavori sull’infanzia sia che lavori con adulti.

Per domande, dubbi e curiosità sul mondo del kendo non esitate a contattarmi!

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