C’è scuola e squola.

Mi riallaccio a questo articolo de “Il Sole 24 ore” per raccontare un aneddoto.
Tempo fa ho avuto modo di seguire un ragazzo con DSA per delle ripetizioni di francese; il ragazzo, molto dotato a livello artistico-manuale, era al terzo anno della scuola media e doveva scegliere il suo futuro percorso di studi.  Parlando con la mamma ho suggerito che si iscrivesse ad un liceo artistico, per la precisione lo stesso da cui ero uscita io qualche anno prima. Ho dei ricordi bellissimi dei miei cinque anni al liceo: una scuola accogliente, che aveva saputo mettere in piedi il “Gruppo H”, in cui gli studenti con  disabilità o con disturbi dell’apprendimento avevano laboratori e metodi di apprendimento a loro dedicati, con un aula informatica strutturata con dispositivi informatici appositi, sia hardware che software. Questo non portava alla loro esclusione e segregazione totale durante le ore di lezione, ma solamente un sostegno attivo per favorire il loro apprendimento durante i cinque anni del liceo.

Felice della mia esperienza personale, ho quindi sponsorizzato la scuola, tant’è che la mamma fissò un colloquio con la vice-preside prima di ufficializzare la domanda di iscrizione…vero, erano passati dagli anni da quando io mi ero diplomata  e la dirigenza era cambiata, ma una scuola così bella potrà mica cambiare in così pochi anni?
E invece al colloquio si è scoperto  che la scuola ormai era un “Liceo” (proprio così, con la L maiuscola), che il ragazzo “non ce l’avrebbe fatta” perché i primi anni le materie scientifiche erano molte e difficili, e insomma, signora, resti tra noi,ma questa  non è una scuola per un DSA,siamo al livello di uno scientifico ( e anche qui potremmo aprire una discussione lunghissima), meglio un istituto d’arte o un professionale, dove non deve studiare tanto e non c’è bisogno di impegnarsi. Fermo restando che da una vice-preside tutto mi aspetterei tranne la ghettizzazione delle scuole superiori in serie A o B, la domanda spontanea è questa: e se io, alunno, volessi frequentare a tutti i costi questa scuola? Perché mi deve essere impedito, solo a causa della mia certificazione di DSA? Mettiamo che un giorno io voglia diventare un architetto o uno storico dell’arte…perché tarparmi le ali fin da subito?

E anche quando il problema non è certificabile, quando uno studente avrebbe solo bisogno di un attenzione maggiore da parte dell’insegnante o di una didattica presentata in modo diverso, si tende subito ad escludere,  a dichiararlo svogliato e indifferente.
Non ci si chiede mai se l’adolescente, il bambino che è di fronte a noi avrebbe bisogno di qualcosa di diverso dalla solita lezione frontale e se noi siamo in grado di fornirglielo, preferiamo rifugiarci in un “questa è un liceo e non va bene per te, perché noi siamo intelligenti e tu stupido” abbellito da parole e sigle che nascondo il vero scopo dell’istituzione scolastica: non l’apprendimento, ma la preparazione al futuro come membri attivi e produttivi della società. E se non sei in grado di stare al passo, peggio per te.

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2 commenti

  1. Ciao, hai centrato un problema spinoso riguardante questi studenti! E’ vero, è come se esistesse la scuola di serie A e quella di serie B, ed è come se questi ragazzi fossero considerati solo per le loro difficoltà, dimenticando che proprio in ambito artistico possono essere davvero forti! E come la mettiamo con un Picasso che aveva abbandonato la scuola? O tutti i grandi artisti del passato? Se bastasse la scuola… di sicuro non quella che è stata proposta al tuo amico.
    Buon lavoro!

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    • Mi si è spezzato il cuore, ho adorato quella scuola (era il mio ex liceo) proprio per l’umanità e il rispetto con cui venivano trattati questi alunni…oltre al progetto che era stato messo in piedi per loro! Una perdita inestimabile a mio parere!
      Grazie per il tuo commento, condivido appieno la tua visione!

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