A come Affido

Rientrata dalle vacanza natalizie sono rimasta a corto di idee da proporre qui sul blog. Ho finito da poco di leggere “Da cosa nasce cosa” di Bruno Munari, un libro meraviglioso che consiglio a tutti quelli che si occupano di gioco ed educazione per le sue parti illuminanti sul giocattolo, sul libro come strumento educativo, etc.etc. Avevo pensato di dedicargli un post, ma ho scoperto che sul web è pieno di testimonianze ben più approfondite delle mie.

Interrogandomi tra una puntata di serie tv e un altra ,nei rari momenti in cui non sono in giro per la città a lavorare, ho partorito questa nuova idea: il mio Alfabeto Educante. Ad ogni lettera abbinerò un argomento riguardante l’educazione o altro  che a mio modesto parere rientra in questa categoria e ne parlerò con voi lettori. Immagino già i caroselli di festa per questa mia iniziativa, mi raccomando le bandiere con il mio nome scritto bello grande, grazie!

Modestia a parte iniziamo dalla lettera A e oggi parliamo di Affido.

Premessa necessaria: qui parlerò solo ed esclusivamente della mia esperienza come educatrice affidataria diurna, le altre tipologie (affidamento diurno familiare, affidamento residenziale a terzi, affidamento a famiglie comunità, etc.etc.) non le conosco direttamente e non ne parleremo in questo luogo.

“L’esigenza prevalente del minore, piccolo o adolescente, è quella di un accompagnamento educativo e risocializzante, orientato al recupero del suo inserimento nel contesto sociale rispetto alla sua età. La relazione con una sola figura adulta permette al minore di focalizzare l’obiettivo da raggiungere e facilitare un suo inserimento sociale più soddisfacente, senza che la famiglia d’origine si senta minacciata.”

Questa è la definizione data dal comune di Torino del perché faccio questo lavoro. Mi soddisfa? moltissimo. Al momento seguo due ragazzi: un maschio di 13 anni, di origini albanesi e una ragazza di 15, Italiana. La ragazza è inserita in un progetto bellissimo che le consentirà di prendere la terza media chiamato “Provaci ancora Sam”; anche il ragazzo segue un percorso simile ma, essendo ancora inserito nella scuola “canonica”, ha soltanto alcuni giorni in alternanza con le lezioni normali.

La ragazza ha una sorella più piccola, in prima media, che devo accompagnare a scuola tutti i giorni (in questo caso parliamo di assistente familiare e non di affido, una sorta di baby-sitter) e con cui abbiamo iniziato un progetto di sport e compiti grazie alla collaborazione con il centro polisportivo Massari, che da anni si occupa di progetti di inclusione sociale e sportiva.

Molte volte questo tipo di lavoro mi porta a chiedermi se sto cercando di svuotare il mare con un cucchiaio (bucato) o se ha un senso…poi i ragazzi mi raccontano i loro successi (scolastici ed extrascolastici) e mi sembra che tutto abbia un senso…fino alla prossima crisi, ma penso che sia una cosa normale in qualunque campo.

Probabilmente prima o poi dovranno asportarmi il fegato a causa dello stress ma ne varrà la pena. Almeno spero.

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