B come Bambino

Da quando ho iniziato ad occuparmi di educazione la parola “bambino” ossessiona le mie notti. Non esiste intervento educativo o iniziativa volta a sensibilizzare qualcuno su un particolare tema che non parli di “bambino”.

Di quale bambino parlare in questo post?  Ne incontro tanti diversi e ognuno mi lascia qualcosa…ci sono quelli ricchi,della scuola dove spesso faccio sostituzioni a mensa, che hanno un cortile bellissimo, con una scuola sulla collina di Torino…un posto incantato dove crescere, che sembra uscito da una fiaba…

Poi ci sono i bambini (alcuni già grandi) degli affidi, delle periferie popolari che trascorrono il loro tempo  nei cortili o al bar,  vanno al tabaccaio a comprare le sigarette per tutta la famiglia e a dodici anni iniziano a fumare…che non sanno gestire quello che hanno dentro e non si rendono conto di essere, ognuno a modo loro, un tesoro da scoprire.

 Ultimamente i Bambini ( e la loro educazione) sono spesso all’attenzione delle cronache, la maggior parte delle volte in modo negativo. Usano troppo i cellulari, i tablet, i videogiochi, non giocano abbastanza, non hanno empatia verso gli altri, sono dei bulli, etc.etc.

Davanti a questa pioggia di notizie mi chiedo spesso una cosa: ma questi che li scrivono li hanno dei figli? Ci lavorano con i bambini/ragazzi? O li vedono solo per strada, quando vanno a scuola?

Perché forse, e dico solo forse, se la smettessimo di giudicarli e ci chinassimo ad ascoltarli, anche solo ogni tanto, la smetteremmo di criticarli costantemente. Si scoprirebbero un sacco di cose nuove, prima fra tutte che non sono cambiati poi così tanto da quando eravamo bambini noi e che le loro speranze e paure sono sempre le stesse dalla notte dei tempi.

Sempre più spesso mi trovo con adulti che, appena scoprono che mi occupo di educazione, mi sottopongono i loro quesiti genitoriali…la domanda che mi nasce spontanea è sempre la stessa: “ma tu con tuo figlio, ci parli?” E per “parlare” non intendo la solita litania del “preparati, fai i compiti, etc.etc.” ma uno scambio, in cui si ascolta davvero quello che ci stanno dicendo, fosse anche solo un “odio la scuola”. Perché se parlate, ma parlate veramente, con i vostri figli (o con i vostri alunni, o con i figli del vicino) potreste scoprire un mondo intero, fatto di solenni cavolate come le Bottle Flip e di altre cose più belle, come i sentimenti che sono in grado di nutrire, anche a 10, 11 anni…anche quando da piccoli angeli si trasformano in adolescenti brufolosi irritanti  ed improvvisamente l’idea di abbonarli da piccoli non vi sembra più così tanto una cattiva idea.

Tenete duro gente, crescono anche loro. Forse.

 

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