D come Dado

Il mio alfabeto educante continua imperterrito nonostante le mie scarse apparizioni sul blog. In compenso stiamo diventando sempre più sociale e potete seguirci anche su Instagram…pronti per foto di spazi gioco in tutte le salse?

Abbandoniamo per un attimo l’area educativa per tornare nel mio regno preferito, quello del gioco; e quale argomento migliore del dado?

Breve storia del dado:

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giocatori di dadi, Pompei

La data di nascita del dado è vecchia come l’uomo, usato in Oriente fin dalla notte dei tempi, era di uso comune nel Antica Roma, sopratutto ai tempi del Impero Romano, tanto da meritarsi dediche dai più famosi poeti romani. Si pensa che derivino dagli astragali (un osso del tarso caratteristico di animali come la capra e altri ungulati), utilizzati in origine al posto dadi, ma per moltissimo tempo furono usati entrambi i metodi…probabilmente gli astragali erano utilizzati maggiormente dai bambini, mentre i dadi veri e propri erano riservati agli uomini.
I giochi con i dadi variavano dal più classico in cui si usavano solamente i dadi a giochi come il  duodecim scriptorum, un antenato del blackjack che richiedeva la presenza di un tabellone e delle pedine; questi giochi erano riservati ai maggiorenni poiché si scommettevano soldi e si potevano perdere anche delle fortune tanto da meritare delle leggi apposite per contenere il gioco d’azzardo.

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Anche in Oriente i dadi erano conosciuti e molto usati: ne è stata trovata traccia in numerosi testi sacri indiani e cinesi, tutt’oggi il gioco è diffuso in tutto il continente.
Proseguendo nel tempo, troviamo Dante che parla del gioco della zara, gioco d’azzardo per cui erano necessari tre dadi,e le  dame e i cavalieri della classe alte continuarono durante tutto il corso della storia ad utilizzarli per scommettere cifre di denaro; il popolino giocava nelle taverne e nelle strade fino ad arrivare alla sua esportazione in America dove venne rinominato “Craps” e ottenne fin da subito un successo nazionale.

Ad oggi il  gioco dei dadi (inteso come gioco con sue regole, in cui vengono utilizzati solo due o più dadi per estrarre un numero su cui si è scommesso) è presente in tutti i Casinò americani, menre in Europa è rimasto in uso più come motore di casualità che come gioco a se stante.

Curiosità sui dadi

Per me il dado è IL gioco principe, che non dovrebbe mai mancare nella formazione di un educatore, di un ludotecario, di un insegnante, questo perché:

-si può giocare ovunque e su qualunque superficie,
-si possono inventare miliardi di giochi partendo da un singolo oggetto,
-è facilmente trasportabile,
-costano poco,
-attraverso i dadi si può apprendere facilmente la matematica di base, utile anche per gli adulti.
Ricordiamoci sempre che attraverso il gioco si allentano le tensioni e si appianano i conflitti…quindi perché non tenerci sempre un paio di dadi nel cassetto della scrivania, e sfidare colleghi o alunni per risolvere le divergenze?
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Non tutti i dadi hanno sei facce, e non tutti hanno un numero stampato sopra: esistono dadi a otto, dieci, venti e, perché no? fino a 100 facce; sono utilizzati in quasi tutti  i giochi di ruolo ( D&D per citare il più conosciuto) e giochi da tavola, vuoi per esprimere proprio il fattore di casualità ( e quindi far evolvere il gioco in modo non scontato), vuoi per indicare il numero di avanzamenti da fare su un tabellone. Quelli che non indicano numeri solitamente sono usabili solo per il gioco per cui sono predisposti, un esempio tra tutti i dadi da combattimento di HeroQuest o la versione con i dadi de ” I coloni di Catan”.

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Ci sarebbe ancora molto da dire, sia la loro storia che le curiosità intorno al gioco dei dadi avrebbero bisogno di molto più spazio, ma il tempo stringe e la mia soglia di attenzione è bassa! Vi invito a seguire la pagina facebook e tutti gli altri canali social per essere sempre in contatto con noi…Buon gioco a tutti!

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